Questa scheda è diversa dalle altre. Le altre raccontano un’opera che guardate. Questa racconta la musica che state ascoltando mentre le guardate.

Si chiama “Dance PM”, e sta suonando adesso, mentre le pluralità di questa raccolta scorrono davanti a voi in profondità, una dopo l’altra. Accompagna soltanto: nessuna pluralità viene sottolineata più delle altre.

Tokyo, 1982. Hiroshi Yoshimura registra nove brani in casa, da solo, con una tastiera e un Fender Rhodes. “Dance PM” è uno di quei nove. Yoshimura non lo scrive per un pubblico seduto in sala. Lo scrive per un museo.

Il Museo Hara d’arte contemporanea gli chiede una musica che accompagni le sale senza riempirle. Yoshimura consegna una demo. Diventerà “Music for Nine Post Cards”, il suo primo disco e la prima pietra di un genere che in Giappone chiamano kankyō ongaku, “musica ambientale”: un suono pensato per fondersi con lo spazio in cui suona, per sparire dentro un edificio che qualcun altro ha progettato.

Yoshimura compone per essere completato da quello che non controlla — l’architettura della sala, la luce che cambia, i passi di chi cammina tra le opere, il rumore di fondo che nessun disco può prevedere. Il nastro si esaurisce dopo pochi minuti; il suono pensato per lo spazio prende forma solo quando incontra la sala.

Il disco esce nella serie “Wave Notation”, prodotta da Satoshi Ashikawa sulla sua etichetta Sound Process: tre album pensati come un unico progetto condiviso, il suo, quello di Ashikawa, quello di Satsuki Shibano sulle musiche di Erik Satie. Nessuno dei tre lavora chiuso nella propria stanza: si scambiano un’idea di musica prima ancora delle note.

Intorno a loro, negli stessi anni, decine di altri compositori giapponesi lavorano sulla stessa intuizione — Yoshio Ojima, Yasuaki Shimizu, persino Ryuichi Sakamoto e Joe Hisaishi, spesso su commissione di aziende come Muji o Seiko, che chiedono musica per un negozio, un orologio, una casa prefabbricata. Nessuno firma un manifesto collettivo. Costruiscono comunque, pezzo dopo pezzo, la stessa idea: la musica condivide lo spazio invece di dominarlo.

L’idea arriva da Erik Satie e dalla sua “musica d'arredamento”, pensata per essere ignorata quanto ascoltata, e da Brian Eno, che negli stessi anni descrive l’ambient come un suono tanto ignorabile quanto interessante. A Tokyo quell’idea si allarga a un'intera generazione di compositori che rinuncia, per scelta, a essere l’unica voce nella stanza.

Per quarant’anni il genere resta quasi sconosciuto fuori dal Giappone. Solo nel 2019 una compilation internazionale lo riporta alla luce, raccogliendo oltre quindici di questi compositori sotto il nome che avevano scelto loro: kankyō ongaku. Yoshimura è morto nel 2003, il giorno dopo aver compiuto 63 anni.

1982

Anno — di uscita di “Music for Nine Post Cards”, nato come demo per il Museo Hara

3

Dischi — della serie “Wave Notation”, il progetto condiviso da cui nasce l'album

15+

Compositori — riuniti nella compilation che nel 2019 riporta alla luce il movimento kankyō ongaku

15+

Vita — di Hiroshi Yoshimura, pioniere giapponese della musica ambientale

Everything is Plural

music_noteClick per ascoltare