1567, Londra. Il musicista italiano Alessandro Striggio arriva in città e sorprende la corte inglese con un mottetto (composizione polifonica di ispirazione sacra) per quaranta voci, qualcosa che in Inghilterra nessuno ha mai scritto. Nasce una sfida, tramandata dalla tradizione: il duca di Norfolk si chiede se un inglese sappia fare altrettanto. A rispondere viene chiamato Thomas Tallis, già anziano, compositore di corte sotto quattro sovrani Tudor.
Tallis costruisce l’opera su otto cori indipendenti da cinque voci ciascuno — soprano, contralto, tenore, baritono, basso, probabilmente disposti a ferro di cavallo, forse nella sala ottagonale di Nonsuch Palace, forse nella lunga galleria di Arundel House: le fonti non concordano, e nemmeno sulla data esatta della prima esecuzione. Nessuna delle quaranta linee raddoppia un’altra: ognuna ha la propria melodia, il proprio ritmo, il proprio istante per entrare e per tacere.
Il pezzo si apre con una sola voce. Poi un’altra, poi un’altra ancora, coro dopo coro, in un giro che avanza intorno alla stanza. Solo alla quarantesima battuta tutte le voci entrano insieme per la prima volta, per pochi istanti, poi il disegno si inverte e il suono torna indietro, dall’ottavo coro al primo. Ogni voce ha un solo momento in cui è necessaria: prima e dopo, resta in silenzio.
C’è anche una numerologia tramandata dagli studiosi, mai del tutto dimostrata: quaranta voci per i quaranta giorni di Cristo nel deserto, e la durata del pezzo — sessantanove “longs”, l’unità di tempo della notazione rinascimentale che nella numerazione delle lettere latine somma il nome T-A-L-L-I-S.
Per oltre quattrocento anni l’unico modo per ascoltare “Spem in Alium” è stato sedersi davanti al coro, con le quaranta voci fuse in un unico suono. Nel 2001 l’artista canadese Janet Cardiff registra separatamente ciascuno dei quaranta cantori del Salisbury Cathedral Choir e assegna ogni voce a un altoparlante distinto, disposti in cerchio nello spazio espositivo. Chi cammina tra gli altoparlanti sente per la prima volta la parte di ogni singolo cantore, isolata dalle altre trentanove. L’installazione, intitolata “The Forty Part Motet”, dura quattordici minuti — undici di canto, tre di pausa ed è entrata nelle collezioni permanenti di musei come il MoMA e la National Gallery of Canada.
L’esecuzione dal vivo, oggi, resta rara: servono esattamente quaranta cantori capaci di tenere una linea indipendente senza appoggiarsi a quella del vicino. Un solo coro non basta.
40
Voci, linee vocali indipendenti, nessuna doppia di un'altra
8
Cori, da cinque voci ciascuno (soprano, contralto, tenore, baritono, basso)
1567
Anno, dell'arrivo di Striggio a Londra, l'evento che innesca la sfida
1567
Anno dell'installazione “The Forty Part Motet” di Janet Cardiff: quaranta voci su quaranta altoparlanti

